1) La Latteria Anna



Fine anni 70 - Il ritrovo della vita di una decina di amici, prese vita tra le pareti della Latteria Anna in via Decio Raggi 138, separata da 20 metri dalla pasticceria Cecchini. La latteria era composta da servizio commerciale (Latticini e caffetteria), uno spazio adibito a sala giochi ed un bagno finestrato. Alla Signora Anna, si dava del "Lei", per un senso di soggezione procurato dall’approccio scorbutico e per la venerabile età. Perennemente in grembiule bianco, calze marroni contenitive anche d’estate, scialbe ciabatte marroni, era alle prese con attacchi perenni di sciatalgia e colpi improvvisi di narcolessia. Anna (la lattaia) era più di una seconda Mamma. Con il suo modo rude, ma benevolo, sorvegliava l'integrità e l'educazione civica degli avventori.

La lingua ufficiale dell’Anna era il "dialetto da bar" e solo in circostanze da consigliera si riappropriava della Treccani. Prendeva sotto braccio il consigliato ed appartandosi in un angolo, iniziava a dispensare consigli di buona creanza. La sua funzione di pedagogista era un raro esempio di alta psicologia, per quei tempi.

In quel periodo la “moda” delle droghe (leggere e pesanti) era diffusa e tanti bar vicini ne subivano l’influenza. Dall’Anna questo tipo di tentazione era demonizzata con inflessione e controllo viscerale, come neanche Vincenzo Muccioli a San Patrignano riusciva.






Distolta puntualmente da “Gustin” (il marito idraulico), con un urlo preceduto da colpo di tosse, la frase di richiamo era: "Anna uiè un burdell! La categoria “Burdell” comprendeva la fascia di età dai 10 ai 49 anni. La Signora Anna, si alzava svogliatamente dalla sedia appoggiata alla parete sinistra del bar, si asciugava il rivolo di saliva sulla guancia e raggiungeva con passi claudicanti, il bancone sopraelevato dalla pedana di legno. Lei non usava la frase di rito: “Cosa hai bisogno? O si smarcava con un: “Savut !” o quasi sempre era il cliente che doveva spiegare in modo preciso il tipo di richiesta. Non potevi dire in modo generico: vorrei una pasta! Dovevi integrare nella richiesta, il tipo di cornetto e quale infarcitura. Non che ci fosse l’imbarazzo della scelta. L’espositore di vetro, illuminato con luce fioca, contemplava due soli tipi di cornetti (crema e marmellata), il bombolone coperto di zucchero ed una specie di diplomatico con sfoglia che assomigliava al cartongesso. Ma il suo vanto erano le tartine, ricamate con maionese ed altri ingredienti non classificabili, offerte con la garanzia di freschezza assoluta. "Sono di questa mattina!" affermava con orgoglio.

Dal frigorifero appoggiato alla vetrina estraeva ghiaccioli verdi e bianchi a 50 lire, ravanati da un braccio infreddolito. Non ti dovevi azzardare a servirti da solo! Dosava con arte da consumata Sommelier, bicchieri di spuma a 60 lire, (circa 10 lire in più del Bar Stefano e del Nuovo Fiore), senza mai riempirli troppo, perché era consuetudine chiedere il bis, in particolare di spuma bianca o di cedrata Tassoni, succhiata attraverso una liquirizia dura come il cemento.

Il primo a presidiare la Latteria, era Spartaco che dopo avere cambiato una decina di monetine si apprestava a battere l'ennesimo punteggio record a flipper, impresso nel display, con un pennarello. Nessuno sarebbe mai riuscito a battere i suoi primati, nemmeno Mosca (Forse)!  









Quel flipper-totem era testimone di tante evasioni. Lì si segnavano i numeri di telefono, frasi ad effetto, slogan sportivi e nomi delle Top Girl di quel periodo (v/ Angela VaccariMarina Mirri, Anna Canali). 

Il secondo in ordine di apparizione era il "Nanni", che abitava dietro l'angolo della latteria. Nel tardo pomeriggio il gruppo s'infoltiva. Fausto con il Ciao verde, impennato alcuni metri prima del parcheggio; Paolo Tocchi con una Lambretta d'epoca del terzo Reich; Gabrio Tassinari e Grazioli a cavallo del KTM; Pietro con il BMW, Mosca, i fratelli Valente ed Eros attraversando la strada; Luca Castellini, Massimo Casadei, Alberto Mandolesi scendendo semplicemente le scale, il mitico Gigi Vernocchi con la Panda, da Piazzetta Petrarca.

Era il periodo delle compagnie, intese come larghi raggruppamenti di amici che spesso interagivano tra loro con migrazioni piu' o meno regolari. Le piu' conosciute erano, Paccagnella, piazzale kennedy, i garibaldini, la cremeria, nuovo fiore, bar Stefano, e la temuta baia del re.